Friday 6 january 2012
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10:00
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Di Musicoterapie in... ascolto http://musicoterapie.over-blog.com/
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Pubblicato in : Emozioni, musica e riflessioni
Vorrei essere un musicoterapista, ossia una persona che:
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promette poco e mantiene molto;
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contribuisce a dare un piccolo aiuto ad affrontare e convivere con la sofferenza;
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affronta le storie musicoterapiche che non hanno un lieto fine;
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conosce anche altri 'modelli' teorici di riferimento per poter essere 'accogliente';
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in contesti extraprofessionali o meglio extraccademici, dà una definizione
pop (popolare, divulgativa) di musicoterapia;
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facendo musicoterapia, dà un piccolo contributo terapeutico che può ben funzionare se contestualizzato nell’ambito di una
terapia medica programmata che la ingloba;
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diffida dei colleghi che non credono nei miracoli di Lourdes ma credono esclusivamente nei 'miracoli musicoterapici' poichè
si ritengono... scienziati;
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diffida dei musicisti che si proclamano terapisti solo perché pensano che fare musica li abiliti anche alla professione
terapeutica, così come accade per altre figure professionali (es. psicologo /psicoterapeuta, ecc.);
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non svolge sedute terapeutiche su una comoda poltrona. Di comodo può indossare solo degli abiti, sapendo che 'l’abito (il
camice) non fa il monaco (il musicoterapista)';
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sistematicamente espleta una sorta di 'burocrazia terapeutica' (schede varie in e out,
griglie di osservazione, protocollo della seduta; è sempre consigliabile ed è la memoria di ciò che si fa, così come una relazione di fine trattamento, anche se nessuno la
leggerà, ecc.);
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non pratica la musicoterapia breve, come percorso terapeutico;
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cerca di realizzare il presupposto di una terapia efficace, ossia di adattarsi all’immagine del mondo
dell’altro (P. Watzlawick, Il linguaggio del cambiamento, Feltrinelli, 2009);
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pratichi una musicoterapia che contempli anche altre prassi extramusicoterapeutiche;
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crede di non 'essere normale';
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monitora e 'manutenziona' la sua salute mentale;
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è... 'paziente' di se stesso, prendendosi costantemente in carica;
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spende denaro per la Supervisione perché gli serve!
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studia e si aggiorna così come fanno altri professionisti;
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la sua è una professione relativamente giovane; un costante work in progress;
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all’utopica costituzione di un albo professionale, preferisce semmai il punto di vista musicoterapico come
paradigma clinico: 'niente di sicuro da tutti i punti di vista';
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sa fare ricerca per se stesso, senza ansia, sapendo che ciò che fa è una ‘buona prassi’ anche…
scientifica;
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utilizza i dati per testimoniare il lavoro svolto a prescindere dai risultati ottenuti e dal loro
utilizzo;
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con il laboratorio di musicoterapia, monitora anche il lavoro degli altri interventi clinici e riabilitativi (ed è una
risorsa), sapendo che il miglioramento di una persona non è causato dall'esclusivo intervento musicoterapico;
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esercita una professione atipica in cui obiettivi e punti di partenza variano a seconda delle problematicità di cui soffre
la persona; cosicché il risultato terapeutico che ci si prefigge di raggiungere per una patologia può essere invece il punto da cui partirne con
un’altra;
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non può applicare sempre alla perfezione la propria prassi musicoterapica. Per cui il setting sarà spesso 'un setting da campo'. A volte può capitare che la durata della seduta sia paradossalmente stabilita dal custode che deve chiudere il
centro perché si è fatto tardi e non gli pagheranno lo straordinario o che, e mi è capitato, sentirà gridare dalla parete confinante, in piena seduta:<< La smettiamo di fare casino?
Qui stiamo lavorando>>;
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ha bisogno di un’infinita… pazienza.
Clemente Amoroso
clementeamoroso@email.it
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